Il valore della professionalità

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Il nostro “vecchio mondo” (ante-covid), composto dalla società che finora ha contraddistinto e gentilmente accompagnato tutti,  fino al punto di rottura in cui ci si trova, è in transizione. Per fortuna. In sempre maggior numero, si stanno abbandonando le antiche riserve di caccia, valori annacquati di egoismo, dispersione, anarchia, e quel ritmo di vita frenetico che non lasciava pensare nè restare con se stessi o socializzare. Persino le stagioni si sono scomposte, a causa di tutti i collettivi atti vandalici e poco votati al rispetto. Il corona virus, nel suo devastante impatto, ha donato in pari tempo, un immenso beneficio (per chi sa e vuole cogliere): lo stop imperativo a un vecchio modo di vivere e non sentire.

Non sentire più se stessi, gli altri, l’assoluta fecondità della vera solidarietà, la gioia della condivisione e di un prioritario altruismo. E’ che siamo tutti Uno. Ma lo abbiamo dimenticato per anni, montando su arroganza, menefreghismo, quella infima mentalità del coltivo-il-mio-orto-e-chissene. Tanto poi arriverà qualcuno a “salvarci”, a fare rivoluzione, a rimettere in asse la società. No. Non arriva nessuno. Si è insieme, oggi, nella società, nelle città, nei paesi, in qualunque posto ci trovi collocati, a dover risollevare gli animi e invertire le tendenze. Questo, con un lavoro individuale, e solo questo, potrà generare un futuro diverso dalla solita lamentata attualità, così carente di unione. Quindi, vento in poppa per ognuno: cosa fare? Cambiare dentro. Accettare che il vecchio non funziona. Rigenerare le proprie credenze, aprirsi a nuova visione dove trovano posto la solidarietà, l’onestà, la non-separazione, l’amore, l’altruismo, una compassionevole ammissione di quanto la vita sia importante, la creatività, tutti i volti dell’etica. E sotto la direzione dell’anima.

In questo contesto non può più – eureka – esserci posto per coloro che non rispondono a una siffatta trasparenza. Tutti quelli che più o meno “smanettano”. Succhiano la linfa dai buchi neri che si sono creati.

Nei settori grafici, ad esempio, tante imprese, aziende, professionisti sono la risultante di esperienze deludenti e quanto mai fiabesche, a contatto con grafici improvvisati o sedicenti esperti, coloro che credono di incarnare il professionismo solo perchè sanno districarsi tra le pluri-risorse disponibili sul web o perchè sfogliano i social da mattina a sera. La creatività sembra essere divenuta un piatto di rigatoni. Sono attività, generatori di lavoro, delusi da progetti pacchiani, raffazzonati, creazioni superficiali che non sanno concepire una lungimiranza, una armonia concettuale, un vero gusto, e neanche l’imperativo di mantenersi fedeli a regole ben precise, per essere creatori di bellezza e originalità. Oppure si è preda di compagnie “digital style”, simili a fantasmi che compaiono e scompaiono nel giro di pochi mesi, truffando chicchessia. Sono queste entità che impoveriscono il mercato, lo strozzano, lo svalutano, lo riducono, facendo apparire costosi o inutili i veri abiti del professionismo. Com’era…la volpe e l’uva?

Non è vero che i creativi “costano tanto”. Il loro operato dipende dalle risorse messe in campo e dalla specificità della richiesta. L’ideazione grafica è un lavoro che richiede impegno, energia, attitudine all’apertura, soddisfacimento di canoni compositivi e talento. Non è che la creatività rappresenti solo libertà senza regole (come erroneamente si pensa) o consista nell’accoppiare una bella immagine a un testo colorato e un fondo compatibile, insomma, costruire un collage di font e “cose colorate”. In realtà, essere creativi, và molto al di là dello sfiorare una logica compositiva più o meno gradevole. Non si tratta (come del resto nell’arte) di mettere un pezzo qui e uno lì affinchè non urtino. Anche la grafica, e i suoi talenti, obbediscono a una disciplina ben precisa, che possiede fondatezza, che richiede conoscenza e rispetto, competenza, gusto, un equilibrio assoluto fra ciò che si crea e come lo si crea. Inoltre, la grafica – lo ricordiamo – non può mentire: presentare qualcosa di antiestetico, frutto di una fretta utilitaristica, finalizzata solo al compenso, certamente non renderà il cliente soddisfatto anche se potrà commettere l’errore di accontentarsi. Non renderà, soprattutto, appagati gli autori stessi, ma solo degli esecutori-profittatori. L’esperienza è un bottino prezioso, come l’onestà, come la passione, per ciò che si fa (non solo si esegue).

Il web ridonda di piattaforme che promettono di mettere in connessione i professionisti con le aziende che ne richiedono l’opera, ma per la maggioranza, come da verifica, si tratta solo di “specchi per le allodole”; portali speculativi nell’infinito, plurivalente, mercato della domanda-offerta, che non sono in grado di garantire nulla, anzi, intendono solo ricavare profitti commerciali personali da questa promessa interazione. E’ tempo di restituire il valore all’etica, alla trasparenza, alla competenza e alla vera dedizione che diventa professionalità, senza supporre, in modo condizionato, che questa comporti obbligatoriamente dei costi alti in quanto liberi, cioè non esattamente quantificabili perchè si tratta di creatività e allora tutto dipende da un numero variabile di fattori (per cui ognuno è giustificato). No!

Non in ultimo, l’amore per la propria professione e l’impegno compongono il nucleo del valore della professionalità, certamente faticoso per una costante evoluzione, che sempre richiede ancora e ancora studio, aggiornamenti, nuove acquisizioni, di tecnologia, di programmi, di strumenti. Il che non è affatto il frutto gratuito di una veste appesa alla stampella. Il che non farà mai realizzare un progetto – quale che sia – buttato lì tanto per. Diventa inaccettabile l’ipotesi di minimizzare così tanto delle professioni meravigliose collegate, tutte, alla creatività. La bellezza, l’armonia, l’energia creativa e l’occhio felice del Cliente che vede realizzato il suo progetto, non hanno davvero prezzo. Si potrebbe iniziare a rivalutare la bellezza, l’impegno referenziato, la puntualità, l’onestà, la competenza. E a saper riconoscere, perchè si può, il valore di chi lavora con tutto ciò e con amore.

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